Pignataro Interamna: discarica di Facciano

La Procura di Cassino riporta alla ribalta della cronaca la discarica di Facciano a Pignataro.

I reati ipotizzati vanno dall’abuso d’ufficio, alla truffa ai danni dell’ente pubblico fino all’omissione di atti d’ufficio. La vicenda é complessa e la procura ha chiuso le indagini notificandolo in questi giorni agli indagati. Si tratta della messa in sicurezza e caratterizzazione del sito su cui, secondo gli inquirenti, i lavori previsti sulla carta erano solo pazialmente realizzati, mentre le spese per realizzarli, lievitavano.
Le irregolarita contestate dalla procura hanno origine già nell’individuazione del rappresentante unico del procedimento relativo all’appalto dei lavori, individuandolo in un tecnico amministrativo, quando, in realtà, per quel lavoro, il comune aveva  un tecnico in convenzione e che gli avrebbe fatto risparmiare quei circa 12.800 euro, sborsati per il nuovo incaricato.
Sotto la lente degli investigatori è finita anche una perizia di variante giugno 2011 e una perizia di assestamento di febbraio 2014. Due atti fondamentali su cui ruotano le ipotesi di reato di abuso d’ufficio e truffa per una parte degli indagati. Atti con cui sarebbe stato determinato uno stravolgimento del progetto esecutivo originario limitandolo a 1170 tonnellate il quantitativo di rifiuti da rimuovere, a fronte delle 6mila tonnellate previste a progetto.

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Inoltre la truffa ai danni dello stato sempre riconducibili alle delibera 123 del 2011 e 15 del 2014 con cui sono stati approvati il collaudo amministrativo, le risultanze tecnico economiche e la contabilità dei lavori in economia. Gli artifici e raggiri sono consistiti, secondo gli investigatori, nel far figurare un computo metrico delle perizia di variante che si dovesse procedere allo scavo, al trasporto e al conferimento a discarica autorizzata di rifiuti solidi non pericolosi per un tonnellaggio di 1172 mentre in realta, sarebbe stato accertato che sarebbero stati smaltiti solo 300 tonnellate di materiale, appena un quarto del previsto. Ma il compenso, invece, è stato completo dato che la Regione, indotta in errore ha pagato per quel lavoro un importo complessivo di 105 mila euro corrispondente allo smaltimento di 750 tonnellate di rifiuti, quando il giusto compenso per il quantitativo di rifiuti realmente rimosso sarebbe stato di circa 48mila euro. 

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Un’altra voce di spesa nella gestione e mantenimento di una discarica è la raccolta del percolato; una sostanza liquida altamente inquinante che si raccoglie nelle vasche sottostanti all’impianto di giacenza dei rifiuti. Ebbene anche in questo caso, i volumi di materiale documentalmente raccolto cozzano con quelli realmente raccolti. Dalle indagini sarebbe emerso che la perizia metrica di variante parla di 374 tonnellate di percolato da asportare ma le indagini avrebbero accertato che in realtá ne sarebbero stati portati via solamente 90 tonnellateLa Regione ha liquidato i lavori dalla volumetria maggiorata con una somma di 26.812 euro quando, invece, sarebbero bastati appena 6.745 euro.Qualche mese fa, questa vecchia ed annosa vicenda,ha avuto il suo epilogo con il rinvio a giudizio di 8 persone tra amministratori tecnici e addetti allo smaltimento.i cittadini aspettano pazienti gli esiti della giustizia,ma nel frattempo i terreni circostanti continuano ad essere coltivati ed invasi dalle acque del fiume liri che,straripando,prendono i residui di cio che e’ rimesto della parte sottostante dei balloni,percolato compreso,e lo spargono sui terreni fino a farlo confluire nel fiume stesso.
Ercole Evangelista

 

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