DOSSIER: Sito VISCOLUBE

Viscolube_1

 

a cura di Paolo Ruggeri

Stabilimento di “riraffinazione” di oli saturi di Ceccano autorizzato da più di dieci anni al trattamento di circa 80.000 tonnellate di prodotto annuo 

Tre i processi base di attività:

  1. disidratazione
  2. deasfaltazione/frazionamento
  3. raffinazione finale dei distillati ottenuti

Procedimenti brevettati che consentono la rigenerazione di oli e il frazionamento dei residui in altre materie come gasolio e bitume e altri prodotti chimici.

Attualmente nel triennio 2011-13 la visco lube dichiara nel rapporto di sostenibilità pubblicato sul proprio sito web dal quale si estrapola il seguente schema sulla effettiva produzione dell’impianto di Ceccano.

Viscolube_2

Per approfondire i numeri della produzione basta consultare i dati pubblicati sul sito Viscolube.

Lo stabilimento Viscolube di Ceccano, situato proprio a ridosso dell’uscita dell’autostrada di Frosinone, ha una storia che non tutti conoscono, lo stabilimento, nato negli anni 60, ha subito diverse trasformazioni nel corso del tempo e le vicende che lo accompagnano passano attraverso molti punti interrogativi.

L’attività di rigenerazione di oli saturi è quella di una raffineria vera e propria, da 50 anni circa innestata al bordo nord del bosco di Faito sulle falde e sui terreni vicini al Fiume Sacco, con ritmi di produzione che si sono alternati durante gli anni a seguito delle diverse norm
ative intervenute in materia di produzioni chimiche.

Riferendoci ai dati degli ultimi anni, dal 2000 in poi, osserviamo che  i numeri complessivi di migliaia di tonnellate annue di prodotti ,finiti, concessi,  garantiscano un utile scala di media di riferimento in merito alla produzione e al relativo inquinamento, il dramma in più di 40 anni di produzione complessiva, nello stesso identico stabilimento, con scarti interrati e liquame riversato direttamente nel suolo, attraverso depositi di smaltimento  illeciti e scorie di ogni tipo, il danno ambientale da Viscolube_3idrocarburi ha generato un degrado irreversibile.

Allo stesso tempo, proviamo a mettere insieme lo stesso periodo per quanto riguarda il carico di inquinamento atmosferico riversato nell’aria, attraverso le emissioni aeree necessarie al tipo di produzione di raffineria di idrocarburi (anche se solo di riraffinazione oli saturi), se ne conviene che il terreno in cui insiste lo stabilimento sia completamente ricoperto da inquinamento.

Accanto allo stabilimento una vasca di landfarming di bonifica risulta attiva da più di dieci anni, terreni sui quali (secondo diverse testimonianze dei cittadini) da sempre, lo stabilimento  riversava gli scarti di produzione.

Si ribadisce anche l’infausta vicinanza del bosco Faito unica riserva monumento naturale dell’area che appare condannato a perdere in termini di ecosistema proprio dal land farming e dall’impianto posto ai suoi confini naturali.

Va accennato anche che proprio all’odierno monumento naturale esisteva un sito militare creato ad immagine e somiglianza del sito BPD  di Colleferro sul quale si rimanda al dossier tappa n 1.

Viscolube_4

Tali terreni sarebbero dunque per effetto della bonifica, divenuti il contenitore a gabbia  di cemento riempito dalla terra di discarica, dalle scorie di produzione e raffineria chimica preesistenti, con innesti di vegetali e microrganismi capaci di depurare il suolo attraverso un processo in cui l’aqua pompata dal basso della vasca, verso l’alto, consentirebbe di ripulire biologicamente le sostanze inquinanti .

Per la natura del terreno di quella determinata zona e per la continua attività di riversamento scorie in terra nell’arco di 40 anni, ininterrottamente, ( a fronte di 40 anni di attività sarebbero transitati per lo stabilimento più di tre milioni di tonnellate di oli esausti ) lo stesso, sarebbe stato talmente attraversato dai liquami che ancora oggi lo stato dei luoghi risulta alterato oltre ogni limite consentito dalla normativa di materia.

E’ certo che ad oggi sono contaminate anche le zone limitrofe in superfice ed in profondità, fino alle falde acquifere superficiali che appartengono e si riversano in diversi punti nel cosiddetto “sistema ecologico” costituito dall’alveo del fiume Sacco.

Le notizie certe, rese pubbliche dalla cronaca, dicono che l’Arpa Lazio ha dichiarato i superamenti dei valori ammessi per legge di inquinamento sui terreni e le sonde piezometriche testimonierebbero l’inquinamento delle acque delle falde sotterranee che confluiscono a valle nel bacino fluviale del Sacco.

Successivamente il sindaco di Ceccano ha emesso ordinanza di divieto di uso dei terreni limitrofi e dei pozzi contaminati, così come quello di Frosinone, in altri terreni limitrofi, comunque interessati da inquinamento da idrocarburi.

Sulla vicenda frusinate fu presentata interrogazione regionale senza risposta per i terreni di via Vetiche (sul blog la documentazione a riguardo).Viscolube_5

Inoltre fino al 2013 la V.L. ha ottenuto i nulla osta necessari alla propria attività dal comune e dalla regione anche  se attualmente sembra che le nuove procedure per la richiesta di concessione all’attività di bonifica sia in fase di stallo.

 

La bonifica nata dopo che la visco lube era divenuta proprietaria dello stabilimento dunque non riesce a dare impulso al ripristino dell’ecosistema locale nonostante la procedura del Land Farming in atto da anni.

Dal 2012 il sito di bonifica appare privo di autorizzazione e sulla vicenda la V.L. avrebbe prodotto un nuovo progetto di bonifica per il quale ancora è in atto la procedura di richiesta di autorizzazione con l’avvio dell’iter ministeriale fermo alla seconda conferenza dei servizi, ma di questo iter nonostante gli sforzi effettuati sappiamo ben poco in quanto la documentazione ancora non è stata mai pubblicata.

Sulla vicenda del nuovo progetto continueremo a vigilare in quanto non v’è alcuna certezza del reale raggiungimento della finalità di bonificare l’area.

Altro importante aspetto sul quale è necessario aprire un altro discorso riguarda l’inquinamento aereo dovuto alle emissioni prodotte dal camino di combustione della raffineria dal quale fuoriescono i residui di lavorazione che possono essere bruciati, esso costituisce una vera e propria bomba ecologica in quanto tutti gli scarti della lavorazione sono altamente tossici, tanto che in molti hanno chiesto senza mai ottenere gli accertamenti su cosa effettivamente fuoriesce dalla ciminiera.

Viscolube_6

Dubbi sono sorti a causa della concessione data dal comune e dalla regione alla v.l. al trattamento di oli altamente contaminati per intenderci quelli che possono essere rigenerati in percentuali meno alte degli altri oli saturi, il trattamento di tali oli garantisce un alta emissione di scarti sia nell’aria sia nel terreno.

Infine va sottolineata la pericolosità del sito in quanto oltre alla possibilità di incendi, molto alta, dato il deposito di idrocarburi, dal 2013 l’impianto è dotato di cogeneratore all’idrogeno, un sistema che qualora dovesse avere incidenti sarebbe paragonabile a scenari da incidenti catastrofici per la popolazione.

La vicinanza della discarica di via le lame, a molti, fa chiedere se non ci fosse una strategia chimica proprio di interesse produttivo nazionale strategico, infatti nel triangolo di qualche migliaio di metri si ritrovavano una discarica a cielo aperto, sulla quale potevano facilmente confluire scarti di produzione di qualsiasi tipo, un ex stabilimento militare segreto BPD di stoccaggio chimico ed esplosivi, dove era possibile costruire anche carrarmati e missili, ed una raffineria chimica che poteva essere convertita ad uso segreto e bellico per la produzione di carburanti top secret  in un semplice  batter d’occhio.

Le molecole più dannose della produzione di Ceccano sono libere di innalzarsi sulle nostre teste e di ricadere seguendo le correnti ovunque nel raggio di alcuni kilometri, tra i peggiori incubi dei cittadini aleggia la sensazione di essere stati sottoposti per anni alla coltura del PCB, diossine ed altri veleni che una volta raccolti dagli organismi non vengono più espulsi, provocando malattie e morti subdole che senza il dovuto monitoraggio lasciano solo l’amaro dubbio in testa ai cittadini sulle malattie dei propri cari in tutta la nostra  zona.

Approfondimenti

(a cura di Daniele Vernaroli)

I fenomeni di inquinamento sono il risultato di una complessa competizione tra fattori che portano ad un accumulo degli inquinanti.

Emissione in atmosfera è una qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa che, introdotta nell’atmosfera, possa causare inquinamento atmosferico.

Le principali e preoccupanti sostanze emesse dalle attività produttive, tenute sotto stretta osservazione, sono gli ossidi di zolfo ed azoto ed i composti organici volatili.

  • Ossidi di azoto NOx:
  • comprendono NO2: diossido di azoto;
  • NO: monossido di azoto,
  • NO2, un gas fortemente irritante per le vie respiratorie e gli occhi; in associazione al particolato è stato spesso associato alla patogenesi di disturbi respiratori e cardiovascolari.

Contribuiscono inoltre allo smog fotochimico (precursori nella formazione di inquinanti secondari come ozono e particolato) ed alla formazione delle piogge acide reagendo con l’acqua producendo acido nitrico che favorisce  l’accumulo di nitrati nel suolo. L’esposizione continua ad alte concentrazioni può causare bronchiti, edema polmonare ed enfisema.

  • SOx: principalmente SO2 (anidride solforosa), un gas facilmente assorbito a livello delle mucose respiratorie ed uno dei più diffusi ed aggressivi inquinanti atmosferici. In atmosfera viene facilmente ossidato a SO3 (anidride solforica) che da vita ad acido solforico in presenza di umidità (piogge acide).
  • COV: composti organici volatili, sono costituiti da una vasta gamma di sostanze, principalmente idrocarburi (alifatici, aromatici, ossigenati), la loro emissione in atmosfera è legata principalmente all’uso di solventi. Come gli Nox sono precursori dell’ozono. Essendo una vasta gamma di composti i loro effetti sulla salute sono diversi, ricordiamo gli effetti cancerogeni dei derivati aromatici.
  • I policlorobifenili (PCB) sono una famiglia di composti aromatici variamente clorurati. A differenza delle diossine (con le quali condividono gli effetti tossici) e dei furani i PCB sono il prodotto di  processi industriali. Vengono utilizzati come fluidi dielettrici (per limitare il flusso di corrente, per esempio nei trasformatori) e come additivi per antiparassitari, ritardanti di fiamma, isolanti, vernici e altro. A causa della loro tossicità e della loro tendenza a bioaccumularsi sono attualmente in buona parte banditi.

I PCB sono composti chimici molto stabili, resistenti ad acidi ed alcali ed alla fotodegradazione, non sono ossidabili, non attaccano i metalli, sono poco solubili in acqua ma lo sono in olio e solventi organici, si decompongono solo oltre i 1000˚C.

Cenni sanitari

La cloracne è stata storicamente la prima espressione clinica e patologica collegata all’esposizione alle diossine; fu segnalata come malattia occasionale tra i lavoratori addetti alla produzione dei primi pesticidi  e tra i lavoratori degli impianti per la sintesi dei policlorobifenili (PCB).

Studi condotti su animali e sull’uomo evidenziano le alterazioni a carico del sistema immunitario indotte da diossine anche a dosi molto limitate.

Altri studi evidenziano come l’azione delle diossine può essere particolarmente dannosa durante lo sviluppo fetale, al momento cioè della differenziazione tissutale del sistema immunitario, determinando alterazioni a lungo termine, sia in senso immunodepressivo che ipersensibilizzante.

Altri importanti effetti delle diossine si riscontrano a livello del sistema endocrino; tali contaminanti vengono infatti classificati tra i modulatori endocrini, interferiscono con produzione/azione o eliminazione di ormoni naturali del corpo, responsabili del mantenimento dell’omeostasi  e della regolazione dei processi riproduttivi e di sviluppo”.

Nei feti esposti a concentrazioni di diossine pari o lievemente superiori ai valori di base durante la fase gestazionale sono stati riscontrati effetti sullo sviluppo del sistema nervoso e sulla neurobiologia del comportamento, oltre che effetti sull’equilibrio ormonale della tiroide

agente cancerogeno per l’uomo (classificata gruppo 1) dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro.

L’esposizione cronica subletale alla TCDD provoca un accumulo di porfirine nel fegato (porfiria20) ed un incremento dell’escrezione urinaria di queste sostanze. Nei casi conclamati, l’accumulo di porfirine si estende anche alla milza ed ai reni. La TCDD è irritante per gli occhi, la cute e il tratto respiratorio. La sostanza può determinare effetti, anche in tempi ritardati rispetto all’esposizione, sul sistema cardiovascolare, sul tratto gastrointestinale, sul fegato, sul sistema nervoso e sul sistema endocrino. Contatti ripetuti o prolungati con la cute possono causare dermatiti.

L’urgenza di una risposta istituzionale è data sia dalla gravità dei potenziali impatti ed effetti degli inquinanti atmosferici sulla salute dei cittadini, sia e soprattutto perché altre situazioni nelle zone direttamente limitrofe ed altri fattori come le temperature, potenziano l’esposizione e la tossicità degli inquinanti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *