un nuovo impianto a Frosinone?

Prima ancora di andare a discutere delle problematiche di tipo scientifico tecnico che un nuovo impianto nella zona industriale di Frosinone potrà sollevare nei confronti della salubrità dell’area, riteniamo sia importante discutere del problema dal punto di vista etico e sociale.

A nostro parere, in primis, devono essere stigmatizzate le scelte che il mondo dell’imprenditoria frusinate avalla, senza soluzione di continuità, da decenni, infatti la scelta di continuare ad investire nella filiera del rifiuto, lungo la valle del sacco, soprattutto all’interno del sito SIN, appare l’unico sfogo per un industria ciociara legata, non tanto al fabbisogno territoriale e nemmeno alle aspirazioni di un territorio ricco di tradizioni e storie basate su pratiche sostenibili, bensì al contrario, al lucro puro ed alla vessazione ambientale, a riprova di quanto appena affermato si noti che attualmente la valle è riempita da numerosi impianti ad altissimo impatto ambientale con forti rischi ricadenti su tutto l’ecosistema, già altamente compromesso e sulla popolazione della valle.

Negli ultimi anni abbiamo contribuito, mobilitandoci, a portare alla ribalta le reali condizioni emergenziali della valle, del fiume Sacco e dei territori provinciali limitrofi anch’essi compromessi, dopo qualche tempo grazie alla mobilitazione, il tema della bonifica ha dunque trovato il dovuto posto nei dibattiti politici e finalmente nell’agenda politica del governo dove rappresenta un punto fermo, infatti dopo più di dieci lunghi anni di immobilismo di Regione e governi precedenti, abbiamo plaudito al nuovo accordo di programma per il sito sin frutto dell’impegno in primis di I. Fontana, M5s, che nel suo iter, nonostante i suoi ritardi e le sue risistemazioni, resta la prova provata che l’inversione di tendenza negli obiettivi del governo sul territorio frusinate sia in atto.

Eppure, mentre in tanti sospiravamo, attendendo che la bonifica toccasse il nostro territorio per dare una svolta di immagine del nostro futuro, qualcuno pensava a progettare un nuovo piccolo mostro da regalare ai suoi concittadini, non ci sia certo da stupirsi, cari amici della valle, ma ci sovviene la domanda spontanea su: chissà in quanti saranno ancora come la “maestrale” a tenere fisso davanti un orizzonte di sviluppo, per la nostra zona, in cui gli impianti ad alto impatto ambientale risulteranno le uniche vere attrazioni.

Quanti ancora attendono di realizzare ulteriori nuovi impianti per la filiera del rifiuto nella valle?

Perché?

Probabilmente ancora molti, perché visto il piano regionale dei rifiuti in corso d’opera, gli uffici di autorizzazioni regionali e la facilità di guadagno nel settore, a tutti gli investitori non sarà sfuggita certo la ghiotta opportunità.

Chi è che non spenderebbe oggi migliaia di euro in progettazione, chi non spenderebbe un paio di anni del proprio lavoro, almeno, per espletare l’iter di richiesta concessoria al fine di incastonare una nuova gemma industriale del rifiuto “doc”, del frusinate, in una cornice di sito Sin in piena rincorsa di bonifica.

Chi?

Stavolta non c’entrano nulla gli stranieri, per questo ricamino, i sarti sono tutti autoctoni, si parte dall’investitore che è nato e cresciuto a Frosinone, che ha ricoperto diversi ruoli importanti per lo sviluppo industriale del territorio, ora divenuto responsabile di un settore della camera di commercio intitolato alla green economy, forse il migliore a guardare in faccia alla realtà produttiva del territorio, l’uomo che quindi se da un lato appare destinato a promuovere l’innovazione e la tutela ambientale per il suo incarico camerale, nell’altra mano nasconde la costruzione di un impianto di trattamento per 50mila tonnellate di rifiuti organici all’anno.

Il lupo travestito da pecora, la mantide che si finge stelo e poi ammazza, queste le figure retoriche che ci sovvengono in questa triste storia, ruoli pubblici e azioni private che sembrano totalmente incompatibili tra loro, racchiuse in soggetti che davanti professano di incentivare la svolta nel mondo industriale e commerciale verso una maggiore tutela del territorio, e invece investono tutto, sul trattamento dei rifiuti per continuare a vessare lo stesso martoriato luogo.

Possibile che non ci sia una rotta diversa da proporre?

Se continueranno a sorgere impianti inquinanti, quando potremo tornare a vivere il nostro fiume, quando potremo tornare a coltivare le nostre terre, quando riusciremo ad attrarre turismo nelle nostre città millenarie, quando mai ci spingeremo a produrre nuove eccellenze nella filiera dei prodotti della terra e dell’allevamento se tutta la valle sarà schiava del lento processo di industrializzazione pesante e nessuna proposta alternativa vedrà valorizzare le terre da bonificare.

Investire oggi in piena corsa alla bonifica del SIN Valle del Sacco per un nuovo impianto nel territorio comunale per il trattamento dei rifiuti appare davvero un attentato al futuro che aspetta di diritto a questa nostra terra.

Ma che ti frega? Questo pensano i tanti personaggi della politichetta frusinate, a noi serve guadagnare e fare fessi tutti, pensano, 10 nuovi posti sul mercato del lavoro, soldi a palate e magari poi sovvenzioniamo un allevamento di daini nel SIN, tanto per dimostrare affinità ambientale dell’azienda, tanto per mettersi la coscienza a posto.

Proprio in questi giorni il Comune avrebbe prodotto agli atti della VIA un parere preliminare sostanzialmente negativo così come dichiarato in questo post del sindaco :

https://www.facebook.com/nicola.ottaviani.7/posts/3327227887403607

Quanto dichiarato dal Comune appare in ottica di tutela corretto ma resta un solo parere preliminare che rischia di rimanere inascoltato, qualora non vi seguisse una serie di precise condizioni ostative al rilascio dell’autorizzazione.

Ecco perché vogliamo comunque rivolgere l’invito a discostarsi e a dissociarsi dalla visione di futuro espressa da questa classe imprenditoriale rivolgendoci a tutti, dai semplici cittadini ai rappresentanti politici, con la consapevolezza che di certo l’invito offre maggiormente ai sindaci ed agli eletti in provincia e regione, la possibilità di agire secondo le competenze del caso in oggetto, mentre per quanto riguarda le confederazioni nazionali delle associazioni di categoria interpreti del percorso da compiere in rappresentanza degli imprenditori industriali e del commercio frusinate, a loro spetta il compito di illuminare questa valle con progetti che si basino sulla bonifica, e su quanto potrà cambiare tutto dopo di questa, visto che attualmente siamo portati in tanti a reputare buio il dibattito silente che ammanta di oblio il futuro che ci attende.

Dopo questa doverosa introduzione passiamo alle osservazioni tecniche sull’impianto in attesa di concessione regionale che possono essere riassunte nelle seguenti suddivisioni per argomento:

Questione qualità dell’aria

Le emissioni derivanti dal trattamento anaerobico di rifiuti organici, come avviene negli impianti per produzione di biogas o biometano, comportano sempre criticità relative alle emissioni in atmosfera, specialmente in relazione alla gestione degli odori. Tali impianti devono inoltre essere sufficientemente grandi per giustificarne l’investimento e quindi mentre gli impianti di compostaggio (aerobico) possono essere anche di piccole dimensioni, questa tipologia di impianto richiede grandi quantità di rifiuti organici: si parla di impianti che infatti si “nutrono” dell’organico conferito anche da centinaia di migliaia di abitazioni, sarà quindi chiaro che le emissioni saranno altrettanto ingenti.

Se confrontiamo i dati rilasciati da arpa Lazio qualità dell’aria la situazione comunale di Frosinone appare compromessa ossia quella di una città che rimane al di sopra delle soglie consentite di concentrazioni in atmosfera per 43 giorni annui secondo dati 2019/2020, una media che vale alla città da tempo un posto tra le prime 10 città italiane con peggiore qualità dell’aria.

Uno studio del CNR conclusosi nel febbraio 2020 basato su dati di ricerca dell’area città di Frosinone ha dimostrato che l’inquinamento atmosferico prevalente risulta fornito da residuo di combustione da biomasse, e in parte minore da traffico veicolare. Se agli sforamenti sommiamo il sorgere di nuovi impianti, le misure restrittive del traffico risulterebbero sempre più vane.

Questione inquinamento produzione e smaltimento rifiuti

Per l’impianto in attesa di concessione di autorizzazione dalla Regione Lazio il progetto prevede la trasformazione di circa 50mila tonnellate di rifiuti organici, che saranno trasportati da mezzi pesanti che andranno a creare una pressione sul traffico industriale già abbastanza fitto nell’area dello svincolo autostradale e lungo le arterie ASI Ferentino Frosinone.

Chiaro che l’alta quantità di rifiuti conferiti presso l’impianto dovranno essere scrupolosamente gestiti dall’azienda per scongiurare che i materiali possano produrre i classici olezzi nauseabondi tipici delle discariche.

Viene da pensare che quel percorso incluso nei percorsi del Museo Comunale, lungo selva dei muli e intorno al vulcano frusinate, già tante volte compiuto dai cittadini per apprezzare le mura medievali e la natura della valle che se non difesa potrebbe essere abbandonata definitivamente per ricevere in cambio le folate di puzza che investiranno in futuro la zona.

http://museoarcheologico.comune.frosinone.it/index.php/citta-e-territorio#1

Questione innovazione

La gestione del rifiuto organico dovrebbe tenere in considerazione le nuove tecnologie e i nuovi modelli economici che guardano verso una sostenibilità basata sulla circolarità. Il rifiuto non è una risorsa e gestirlo non crea posti di lavoro: risorsa è la materia prima di diventare rifiuto e posti di lavoro si creano oggi nella prevenzione dei rifiuti.

Questione sanitaria

Facciamo nostre le osservazioni in merito già fornite dai medici per l’ambiente di Frosinone consultabili a questo link.

https://regionelazio.app.box.com/v/VIA-111-2019

inoltre deve essere spiegata anche la posizione del futuro impianto troppo vicino al fiume Sacco circa 1 km, troppo vicino alla discarica di Via Le Lame, troppo vicino all’ex deposito militare ex snia bpd di bosco Faito neanche 2km, troppo vicino alle case che si affacciano sull’area dello svincolo autostradale di Frosinone

 

Questione valore del paesaggio

Esiste in fine il problema legato al paesaggio che proprio in quella zona a differenza del resto dei territori limitrofi al fiume sacco era rimasto agricolo e che vede sempre più farsi invece industriale con la nascita eventuale dell’interporto e dell’aeroporto a Frosinone non sarà possibile più vedere una distesa di verde.

Si ricorda infine che la procedura al momento ha acquisito il parere del comune, le osservazioni delle associazioni e la richiesta della soprintendenza archeologica di proseguire i saggi dell’area necessari ad emettere il parere, quindi dovremo ancora vigilare per capire meglio cosa potrà succedere, fino ad allora noi resteremo vigili, come sentinelle, #noncifacciamoavvelenare

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