Quando il CNR piantò i pioppi per bonificare la Valle del Sacco

La Valle del Sacco fu inserita tra i siti SIN per emergenza inquinamento in seguito ad un episodio in cui nel latte di una azienda di Colleferro fu rinvenuto il Beta-Esaclorociloesano lo stesso inquinante poi rinvenuto lungo tutto il percorso del Fiume Sacco.

Qualche anno dopo nelle aree dei terreni da bonificare venne deciso di sperimentare con i tecnici del CNR la fitodepurazione cioè l’utilizzo dei vegetali per la bonifica dei terreni vicini al fiume nei quali era stato rinvenuto il componente chimico prodotto dagli stabilimenti vicini.

Confesso che avevo sentito parlare di questa attività finanziata dallo stato per ripulire i terreni dall’inquinamento, ma quando mi dissero che avevano piantato alcuni pioppi, rimasi disilluso, pensando che fosse davvero poco rispetto lo scempio compiuto nel fiume e lungo tutto il suo percorso di veleno tra i campi.

Pensavo allora e ancora oggi che il problema del sacco è grande, ma se pure ci fosse una strada, un modo per contrastare la deriva verso il baratro, essa consisterebbe in una serie di contromisure in diversi campi, in primis, lo Stato deve lottare per fermare nel campo industriale il proliferare di nuovi impianti ad alto impatto nelle zone già colpite da fenomeni cronici di inquinamento industriale, limitare le emissioni delle attività nella zona, costituendo quindi un insieme di aree ben definite e controllate in cui sorgono gli stabilimenti, dove i controlli sono altissimi, si pensa in futuro a sistemi capaci di individuare immediatamente chi supera i limiti e chi compie smaltimenti illeciti.

E poi lungo le distese ancora prive di attività antropiche la natura dovrebbe essere incentivata a sviluppare le proprie difese ed i propri rimedi per pulire le acque e restituire al pubblico godimento il corso fluviale ed il suo relativo habitat.

Nonostante la strada delle vicende che riguardano la prospettiva futura delle attività che hanno come presupposto il fiume sia ancora lunga e poco illuminata, va ricordato che un primo tentativo verso questa naturale risoluzione ambientale venne presa già qualche anno fa, ebbe gli esiti che vi racconterò di seguito anche secondo quanto riportato nelle pubblicazioni che troverete a questo indirizzo:

https://www.researchgate.net/publication/308793018_PIOPPICOLTURA_A_TURNO_DI_TAGLIO_BREVE_PER_BIOENERGIA_E_FITORIMEDIO

Ho scoperto questo materiale proprio grazie alla fiera Maker Faire di Roma 2018 dove ho incontrato Fabrizio Petrini, uno degli studiosi che ha collaborato alle attività svolte sul Sacco, gli ho potuto parlare così da avere lo spunto per questo articolo.

Mentre passeggiavo tra gli stands ho letto in alto l’insegna “CNR Soluzioni sostenibili per la bonifica dei siti inquinati” e sugli espositori le piante di canapa, pioppi, lenticchie d’acqua, etc.., finalmente avevo trovato il CNR e volevo assolutamente parlare con i relatori anche per invitarli a fare un futuro dibattito con il gruppo good morning ciociaria.

Lui mi ha parlato di un rimedio sperimentato nella nostra valle, o meglio di Pioppicoltura a turno di taglio breve come fitorimedio.

dal sito IBAF pioppicoltura brochure pdf

Gli isomeri del lindano sono presenti nella vegetazione cresciuta su terreni inquinati ed entrano così nella catena alimentare attraverso la catena dei grassi con grave rischio di cancerogenesi per l’uomo.

Per questo motivo a partire dal 2005 una consistente area agricola, di circa 800 ettari lungo le sponde del Fiume Sacco, oltre al comprensorio industriale di circa 1000 ettari, è stata dichiarata Sito d’Interesse Nazionale per inquinamento da lindano, la presenza degli isomeri dell’HCH rilevata nei prodotti alimentari viene messa in relazione all’attività industriale (cronicità dell’inquinamento), al dilavamento di terreni/manufatti contaminati presenti all’interno del comprensorio industriale di Colleferro e al ciclo delle acque superficiali (in prevalenza).

Nell’ambito della bonifica da lindano nella Valle del Sacco il nostro gruppo di ricerca ha svolto degli studi, sia preliminari in laboratorio sia di applicazione in pieno campo, con l’obiettivo di: 1) valutare l’efficienza di un intervento di rizorimedio, tramite l’utilizzo di diversi cloni di pioppo che abbiano mostrato caratteristiche disinquinanti proprie o in associazione con microrganismi; 2) ottenere una produzione di biomassa legnosa qualitativamente e quantitativamente idonea a sostenere processi di filiera di conversione energetica, in modo tale da poter offrire agli agricoltori un parziale indennizzo economico per l’interdizione dei loro terreni dall’esercizio di attività agricole (Bianconi et al. 2011).

La prima fase sperimentale dell’attività è stata condotta in laboratorio con l’obiettivo la selezione di cloni di pioppi, che risultassero idonei alla coltivazione ad alta densità in SRF (short rotation forestry) ad una applicazione di fitorimedio dei suoli contaminati della Valle del Sacco. Contemporaneamente alla selezione delle piante si sono sperimentati diversi trattamenti sia biologici che chimici, noti per le potenziali capacità degradative, che potessero aiutare la pianta nell’attecchimento, nello sviluppo radicale e nella produzione.

In particolare sono state approfondite le capacità degradative di batteri già studiati in precedenti esperimenti con sostanze organiche clorurate, l’’azione dei questi batteri avviene sia in condizioni di presenza e di assenza di ossigeno, ma la degradazione totale avviene solo con ossigeno.

lo stand del CNR al Maker Faire 2018 roma

Inoltre, per aumentare le capacità di recupero naturale del suolo stesso è stato sperimentato il trattamento con perossido di calcio (ORC) e compost: il primo è, infatti, un ammendante del suolo in grado di rilasciare gradualmente ossigeno in presenza di umidità, già sperimentato nella degradazione di composti organici clorinati; il compost commerciale invece, con la sua alta carica microbica, è stato usato come fonte di carbonio organico (Arienzo 2000; Cassidy and Irvine, 1999). Tale sperimentazione, della durata di due mesi, è stata effettuata in serra su suoli contaminati derivanti dal sito del futuro campo sperimentale.

I trattamenti di rizorimedio testati direttamente in campo sono stati: i) cloni di pioppo SRC inoculati con i ceppi di batteri selezionati in laboratorio; ii) pioppo associato a suolo trattato con compost commerciale e perossido di calcio; iii) il solo pioppo SRC.

I suddetti trattamenti sono stati applicati in un’area sperimentale nella Valle del Sacco, costituita nel 2009 su mandato dell’Ufficio Commissariale.

Sono stati usati tre cloni di pioppo ibrido (I-214; Monviso e AF2), prima selezionati in laboratorio. I cloni Monviso e AF2 sono recenti cloni da SRCgià in uso in piantagioni SRC commerciali realizzate nella Valle del Sacco, l’I-214 è invece un clone tradizionale della pioppicoltura italiana, utilizzato come “modello” in numerose studi e che nella sperimentazione preliminare, in scala di laboratorio, ha dimostrato buone capacità di rizorimedio del lindano. Ad un anno dall’inizio degli esperimenti di applicazione delle tecniche di rizorimedio in pieno campo c’è stata una forte interazione tra trattamenti di rizorimedio e cloni di pioppo.

L’inoculo con i batteri e con il Compost + perossido di calcio sono stati i trattamenti con maggiore frequenza di successo nella degradazione del lindano totale, espressa come media dei quattro isomeri analizzati (Figura 2). I migliori risultati sono stati ottenuti con il clone Monviso, associato all’inoculo con batteri ed al Compost + perossido di calcio. Con il primo trattamento siamo arrivati alla degradazione di quasi il 40% del lindano totale in un solo anno.

La maggiore efficacia del Monviso nella degradazione significativa su tutti gli isomeri dell’HCH potrebbe essere associata ad una maggiore produzione di biomassa a livello radicale. Quindi il clone potrebbe aver messo a disposizione più metaboliti in grado di sostenere la proliferazione e l’attività dei ceppi batterici inoculati nella rizosfera. Infattinel corso della sperimentazione è stata monitorata la popolazione microbica del suolo imperturbato dai trattamenti e la rizosfera delle piante batterizzate con le specie di batteri; da tale monitoraggio si è potuto constatare che la popolazione batterica presente nella rizosfera di tutti i cloni di pioppo ha subito un incremento notevole, in particolare nella rizosfera del clone Monviso. Infine è da sottolineare che la produzione di biomassa (Figura 3) dei tre cloni di pioppo utilizzati nel campo sperimentale e sottoposti a trattamento con batteri e ammendanti è risultata simile, per i cloni AF2 e Monviso, a quella ottenuta nella stessa area della Valle del Sacco non esposta alla contaminazione da HCH. Questi dati sono puramente indicativi sulle potenzialità produttive del pioppo Src nella zona contaminata.

I suddetti risultati preliminari sull’efficacia del rizorimedio da lindano con pioppo SRC sono molto incoraggianti, ma richiedono comunque una prosecuzione delle attività di ricerca per chiarire ancora numerose problematiche, tra cui la verifica dei tempi per la degradazione del 100% del lindano nel suolo, i limiti di contaminazione della biomassa per la combustione, ed infine sistemi economici di inoculo dei batteri, utilizzando macchinari e pratiche agricole correnti (iniettori o irrigazione a goccia subsuperficiale).

Ecco l’estratto dalla pubblicazione sopra linkata riguarda quindi il tipo di pioppicoltura eseguito, realizzato al fine di bonifica, un idea che dovrebbe essere da spunto per altre applicazioni di questo tipo, concludo, però ricordando che, il fiume sacco scorre per 50 km ed ha necessità di bonifica su tutto il corso, quindi sarà possibile e dovrà essere esperito ogni tentativo sostenibile ed ecologicamente vantaggioso in futuro per veder migliorare le condizioni di vita in questa nostra splendida terra.

P.Ruggeri (Fr)

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