La fitodepurazione come risposta alla bonifica

Una delle sfide fondamentali che nel XXI secolo l’uomo è chiamato a sostenere è la promozione dello sviluppo sostenibile degli ecosistemi nel pieno rispetto dell’alimentazione, l’energia e la salvaguardia dell’ambiente (degradazione dei vari habitat dovuta all’inquinamento).

immagine presa dal web
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Un ruolo nella risoluzione di queste sfide è dato dalle PIANTE attraverso la #fitodepurazione, un metodo di trattamento in situ che usa le piante verdi, e eventualmente i microrganismi associati alla loro rizosfera, per la degradazione, rimozione e/o riduzione della concentrazione degli inquinanti nel suolo, acque, sedimento, aria. Le piante, infatti, grazie alla loro particolare morfologia e metabolismo, sono capaci di esplorare i vari substrati mediante l’apparato radicale, di assorbire e/o stabilizzare contaminanti inorganici come i metalli pesanti, molti dei quali sono anche micronutrienti (Cu, Fe, Zn, Mn, Mo, Ni, etc.), e di decomporre e trasformare i contaminanti organici, come gli idrocarburi, i solventi clorurati, i pesticidi.

Vetiver
Vetiver

Una pianta non invasiva che ha ottenuto già risultati ottimi è la Chrysopogon zizanioides, meglio conosciuta come Vetiver. Chiamata “pianta ingegnere”, il Vetiver riesce a sopravvivere in terreni molto acidi con pH 3 (la sua soglia di tolleranza è stata stimata tra il 68% e il 90%, quando in generale le piante reagiscono in modo ampiamente negativo a dei livelli di alluminio inferiore al 30%). Le straordinarie capacità di questa pianta la rendono unica nel suo genere: oltre che l’acidità, tollera anche la salinità dei terreni e pur essendo originaria di climi tropicali, è in grado di adattarsi a climi freddi (la parte superficiale della pianta in caso di gelate resterà in fase di dormienza, la parte sottoterra continuerà la sua vita normale).

vetiver342x342Importante sottolineare che la pianta non è infestante e si riproduce per divisione vegetativa e ciò garantisce la sicurezza ecosistemica. In situazioni d’inquinamento grave quali quelle della Valle del Sacco, in Ciociaria, l’utilizzo delle fitotecnologie potrebbe davvero rappresentare una soluzione “sostenibile”, “economica” e generare migliaia di posti di lavoro.

 

 A cura di Ilaria Fontana

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