DOSSIER – Perchè non funziona il Piano della qualità aerea del Lazio – le norme attuative disattese

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#ciociariaterradeiveleni contro la schiavitù industriale del territorio ciociaro

 

Nel 2009 il Consiglio Regionale del Lazio, (giunta Marrazzo) approvava il Piano regionale della qualità dell’Aria.

 

L’emanazione di questa normativa regionale aveva come scopo dotare la Regione di un Piano di “gestione della qualità dell’aria“.

http://www.regione.lazio.it/prl_ambiente/?vw=contenutidettaglio&id=169

In poche parole il Piano volto all’organizzazione dei diversi enti locali e direttamente controllati dalla Regione Lazio  di monitoraggio, controllo, gestione dei territori, avrebbe dettato in maniera chiara e specifica l’iter attuativo della gestione (monitoraggio-analisi-prescrizioni) per tutto il territorio laziale, soprattutto per porre una maggiore attenzione ambientale ai territori in cui sarebbero stati accertati livelli critici nell’aria per la salubrità pubblica.

Qualche cenno storico 

Già da tempo in virtù della normativa di riferimento nazionale, la Regione aveva dovuto affrontare con specifici atti, questioni circoscritte territorialmente, e dal 2003, a seguito della ricezione di normativa europea, attraverso decreti ministeriali e direttive comunitarie, esisteva una rete di monitoraggio e l’Arpa ne gestiva l’utilizzo, ma mai fino al Piano si era visto una comparazione dei fenomeni dell’inquinamento aereo così dettagliato su scala regionale, ne si erano prescritte specifiche norme territoriali sull’attuazione delle numerose soluzioni previste.

http://www.arpalazio.net/main/aria/doc/Normativa/regionale.php

Nel 2009 la regione lazio prendeva impegno per finanziare il piano e la sua attuazione destinando più di 3 milioni di euro per le annualità a seguire.

I risultati non tardarono e finalmente l’Arpa Lazio rese pubblico, attraverso l’applicazione di quanto dettato nel Piano, il primo rapporto cronologico (con dati 2005-10) con diverse relazioni tecniche sullo stato dell’ aria nei territori suddivisi per comune, fornendo statistiche annuali di rilevazione capaci di dettare una analisi cronologica di tutto rispetto.

Infatti le risultanze descrivevano, in aree territoriali specifiche, le concentrazioni delle molecole sotto osservazione in quanto nocive alla salubrità pubblica, divise in tre macro gruppi di qualità aerea, definendo un primo gruppo per il territorio regionale di comuni privi di superamenti dei limiti, un secondo gruppo con bassissimo superamento ed infine un terzo gruppo che conta i comuni interessati da continui e persistenti superamenti dei limiti imposti dalla normativa, rappresentati come i comuni più inquinati della regione, questi possono essere descritti come quelli racchiusi dal passaggio della fascia stradale del grande raccordo anulare romano, naturalmente Roma (una vera e propria metropoli) e le zone di tangenza tra il G.R.A e le linee autostradali, poi, nello stesso gruppo in cui veniva posizionata la metropoli romana , il Comune di Frosinone e altri comuni della medesima provincia della valle del Sacco e del Liri, verso sud fino a Cassino ed il confine regionale a sud.

C’è da aggiungere che ad oggi, in base alla nuova determina n. 536 del 15/09/2016,  della giunta Zingaretti, di aggiornamento del piano, che secondo il controllo sui finanziamenti e stanziamenti regionali programmatici rimasti fermi ad alcuni anni addietro e che quindi sarebbe stata emanata comunque in ritardo di anni rispetto le previsioni triennali di aggiornamento previste dallo stesso piano, risulta solamente aggiornato il sistema dei gruppi in quanto la zonizzazione è stata redatta in base alle nuove rilevazioni (che seguono l’indirizzo arpa dal 2013/4) e risultano più ampliate le prescrizioni proprio nella zona della provincia di Frosinone che accresce il numero dei comuni contaminati dal problema, da poco dunque secondo quanto dichiarato dall’arpa esiste una zonizzazione che riguarda l’intera valle del Sacco che comprende anche le zone del fiume Liri.

Viene da pensare che le vicende legate all’inquinamento industriale del fiume Sacco e Liri siano tristemente accomunabili anche alla questione della scarsa qualità dell’aria negli stessi territori, segno forse che le industrie in funzione in quei territori siano doppiamente responsabili del peggioramento della qualità della vita dei cittadini della provincia di Frosinone.

terradeiveleni

Riassumendo, i dati confermavano anche negli anni più recenti che il problema persiste e nonostante tutte le misure dettate dal piano fino ad ora adottate dai singoli comuni, l’inquinamento aereo persiste in misura pari al passato con diminuzioni appena percepibili.

Le domande che ci tormentano

Perchè  nel primo piano venivano messi nello stesso gruppo i comuni del frusinate e le zone di roma Gra?

la classificazione zone rosse sul totale del particolato e biossido d'azoto 2013
la classificazione zone rosse sul totale del particolato e biossido d’azoto 2013

E’ possibile che le concentrazioni della città di milioni di abitanti siano paragonabili a quella interessata da una piccola serie di agglomerati industriali provinciali frusinati?

quadro 2013
quadro 2013

La risposta è spiegata nel Piano 2010 in cui la zonizzazione spiegava i superamenti più alti su Roma e Provincia di Frosinone a differenza di tutti gli altri Comuni laziali.

Queste domande ci aiuteranno a mettere a fuoco la gravità espressa dalle autorità di controllo sulle zone in emergenza, guidandoci fino al raggiungimento di ulteriori dubbi e certezze che dimostrano l’approssimazione delle reali contromisure attuate e quante invece dovranno ancora attuarsi, vista la gravità e la persistente incapacità gestionale della qualità aerea, da parte degli enti preposti.

E’ chiaro che i dati di cui parliamo, in realtà già da soli dovrebbero dimostrare che nonostante le differenze tra roma e la provincia di Frosinone, le uniche similitudini vertono sull’inquinamento, ed è facile constatare che mentre a Roma il mix nocivo nell’area urbana corrisponde maggiormente a traffico veicolare e uso di carburanti per riscaldamento, tipici risultati corispondenti al dato sulla densità di presenza umana sul territorio, nel caso della ciociaria esse sono tutte sull’utilizzo industriale, sconsiderato, del territorio, perchè capace di far crescere le produzioni industriali inquinanti senza rispetto delle norme e dell’ambiente,…. ma dopo anni ancora nessuno sembra avere la forza di dimostrarlo.

Su cosa va ad incidere il Piano?

Bene tra le prescrizioni espresse dal piano da subito vogliamo richiamare una delle ultime, affinchè resti un senso a questa battaglia che facciamo contro l’omissione e la negligenza quando non si applica un piano di gestione dell’aria convincente risolutivo e funzionale, scientifico!

Secondo quanto recita l’art. n.29, comma n.2, del Piano, le norme, finalità e obiettivi espressi nel Piano normativo dovranno essere adoperate come norme gerarchicamente invalicabili rispetto a tutte le altre autorizzazioni in materia di immissioni etc.. degli impianti esistenti per i quali si necessiti di autorizzazioni, concessioni, nullaosta e permessi regionali.

art 29 piano qualità dell'aria
art 29 piano qualità dell’aria

 

Ciò significa che, come andremo a vedere, ogni impianto industriale esistente nei territori di produttività della provincia dal momento della applicazione del piano in caso di richiesta di rinnovo sarà soggetto al rispetto del piano ma in provincia di Frosinone diversi motivi fanno dubitare i cittadini sul reale controllo degli impianti sottoposti ad AIA provinciale, come causa dei tanti dubbi, ad esempio, va menzionata l’indagine penale che si sta svolgendo per la gestione delle autorizzazioni ambientale della nostra provincia negli ultimi anni…. .

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Il piano nella sua struttura organizzativa prevede che nei territori in cui sia riscontrato elevato il superamento dei limiti di qualità aerea, vengano approntate delle precauzioni e delle cautele comunali, come il drastico blocco del traffico, così come ad esempio le aiuole di piante mangia polveri, il controllo delle caldaie residenziali e industriali, insomma, un quadro, una serie di suggerimenti imposti ai Comuni per difendere la qualità aerea, proviamo a fare un esempio di come si attuano praticamente le soluzioni imposte dalla normativa:

“nel Comune x nel mese di febbraio si stanno superando i limiti e secondo le osservazioni dettate dal sistema di previsioni meteo la situazione resterà ad interessare lo stesso territorio per altri giorni a seguire, il sistema di allerta emana il bollettino diramando agli enti preposti la previsione del superamento, il Comune recepisce il bollettino  e attua tutte le misure previste dal piano tra le quali il blocco del traffico per scongiurare il perdurare del fenomeno di inquinamento atmosferico insistente sullo stesso territorio”.

Questo esempio serve a spiegare l’efficacia del Piano in una situazione di emergenza prevista dalle norme di attuazione, tale normativa se attuata secondo il protocollo, in piena collaborazione tra Arpa Lazio, Direzione Regionale Qualità dell’aria ambiente, comune interessato dalla previsione di inquinamento, garantirebbe la salubrità pubblica.

Ma la straordinarietà del piano sta nella previsione di programmi di lungo termine e cicli di utilizzo degli strumenti dettati dalla normativa di cui sopra, sempre nel controllo e nell’organizzazione delle risorse con una prescrizione di valutazione di quanto compiuto e dei risultati sul territorio anno per anno.

L’intero sistema di gestione ruota attorno questa previsione senza la quale il piano resterebbe inutile.

La previsione del controllo sta nelle norme che prescrivono che dai dati forniti dall’Arpa, di monitoraggio ambientale e le relazioni annuali rilasciate dai comuni alla regione su quanto compiuto ogni anno e quali risultati ottenuti sul territorio a seguito delle risorse del piano adoperate, a loro volta consegnati all’arpa per l’elaborazione finale delle nuove iniziative da adempiere sui territori, una filiera di intercomunicazione che per essere funzionale dovrebbe essere compiuta giorno per giorno, ora per ora.

Una prima problematica pratica nelle previsioni di attuazione, la mancanza della valutazione dell’operato degli Enti

Il sistema di allerta si muove nell’ambito delle prescrizioni sulla possibilità  dei Comuni di utilizzo della chiusura del traffico e di tutti gli altri espedienti prescritti e messi a disposizione dal Piano, ma risulta efficace solo se attuato in sincrono tra gli enti, cosa che non accade per diversi motivi, tra i quali spicca il fatto che nella normativa in realtà i tempi sono  molto dilatati.

Ad Esempio come recita l’art. n.28, comma n.1  della Sezione VII, la norma regionale prevede che “annualmente i comuni interessati dai superamenti e le province per il restante territorio entro il 31 marzo trasmettono alla regione, ai fini del monitoraggio delle misure individuate nel presente piano una relazione sull’attuazione delle azioni di contrasto all’inquinamento messe in atto

articolo-28

Per capirci ogni anno i comuni devono fornire alla regione ed all’arpa le relazioni redatte in cui riportano quanti giorni di blocco del traffico sono  stati attuati nell’anno concluso, quante caldaie censite, quanti impianti industriali controllati, quante aiuole sistemate nelle zone nocive, etcc..;

schema
schema riassuntivo della funzionalità del Piano, in blu le problematiche, in verde la parte mancante

 

Così da far dire all’arpa ed alla regione che, ad esempio, …

: visto che il comune “x” ha avuto meno superamenti dei  limiti, grazie all’utilizzo delle aiuole e dei blocchi del traffico, allora si potrà continuare con quelle misure anche nel periodo successivo, in quanto, tutto quanto fatto dal comune ha sortito i sui effetti positivi a difesa della pubblica salubrità;

viceversa se non vi fossero stati giovamenti, nonostante le misure scelte, la regione e l’arpa avrebbero potuto suggerire di aumentare i blocchi del traffico (sempre se non si fosse già raggiunto il tetto di giornate ecologiche) e non concedere altri nullaosta, nè qualsiasi altro atto di concessione nella zona, visto il perdurare delle condizioni di sforamento dei limiti della qualità aerea.

 

La certezza che alcuni passaggi non sono mai stati rispettati

Secondo una serie di approfondimenti dunque si potrebbe ritenere giusto di parlare dei dati ma vista a primo sguardo la serie di responsi, resta un atroce dubbio amletico sull’intera vicenda:…. e se nonostante le bellissime parole del Piano, la normativa fosse sonoramente dimenticata dagli stessi attori principali?

Se il controllo delle misure prese dai comuni in emergenza per superamento limiti fosse stato completamente lasciato al fato, se non vi fosse una, sola , mezza, relazione del comune o dell’ente territoriale preposto a relazionare la regione e poi l’arpa sulle misure intraprese, dal 2009 ad oggi?

………………………………………………………. sarebbe come dire che il comune y ha chiuso il traffico 40 volte nell’anno senza aver dato retta al bollettino arpa in giorni scelti a caso sul calendario?

………..e se la salubrità dell’aria non fosse assolutamente mutata?

Di più di dieci anni di misure e spese fatte per il monitoraggio e l’applicazione di contromisure a scapito dei cittadini e non delle industrie nei comuni, quante spese disattese nel mancato controllo e la mancata valutazione incrociata tra i dati dei comuni e quelli dei monitoraggi capaci di invertire una tendenza o dare una strada nel buio della lotta per la salute pubblica e il rispetto dell’ambiente?

Le relazioni comunali e provinciali prescritte nei luoghi di crisi non sono mai state redatte, pare che nessuno abbia mai scritto una sola riga fino ad oggi dal 2009, nessuno è andato nei comuni a chiedere dove fossero le relazioni, nessuno a capito cosa succedeva?

Si è così, è l’Arpa stesso a dirlo:

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le dichiarazioni di Arpa Lazio

 

…inoltre allo stato dell’arte va aggiunta la facilità di ottenimento di qualsiasi concessione nei confronti degli impianti industriali operativi nelle zone con più alta concentrazione di polveri nella provincia di Frosinone, rinnovo AIA e concessioni rilasciate senza aver mai preso in considerazione la normativa sulla qualità aerea nelle zone ad alto rischio della salute pubblica come Anagni, Frosinone, Ferentino, Ceccano, Ceprano, la zona del Liri.

…della serie “nel Comune X, dove c’è alto rischio, concedono un cogeneratore in più e un blocco traffico in meno, mentre nel Comune Y, dove ci sono 300 anime e non c’è industrie in giro, blocco totale tutto l’anno….

Una catastrofe senza uscita per la politica arretrata oppure una occasione di studio e progettazione per la scienza?.

Nonostante gli attivisti 5 stelle del gruppo ciociaria terra dei veleni riconoscano l’incapacità degli enti preposti sul territorio laziale ed in particolare nella provincia di Frosinone, gli stessi hanno intenzione di ribadire la mancanza di funzionalità del piano per renderlo più efficace, proponendo la presa in considerazione della parte propositiva del piano li dove descrive le risorse attuabili ai comuni.

1°piano qualità dell'aria
1°piano qualità dell’aria sottolineati alcuni norme disattese

Essi sono elencati nel piano, tra questi si va a sottolineare la mancanza totale di attuazione nelle zone della provincia di Frosinone e nell’aggregato romano, per intenderci nessun comune ha speso per dotarsi di queste risorse, (punto h dell’art,17) nonostante la normativa menzioni ricerca e tecniche di mitigazione biologiche, non risultano minimamente presi in considerazione i dettami rimasti privi di finanziamenti per impianti biologici e fotocatalitici, ad esempio, la possibilità di ricorrere ad aiuole mangia “polveri sottili” lungo le carreggiate dei tratti con rilevazioni di superamento dei limiti, perchè riconosciuto come possano alcune piante mangiare le particelle di polveri presenti oltre a fornire naturale funzione coadiuvante della fotosintesi che trasforma co2 in ossigeno, tali rimedi sono poco onerosi ma molto efficaci.

Ci sono poi gli esempi ricadenti tra i sistemi biologici tra i quali si può elencare diversi esempi di utilizzo di piante e sistemi di aerazione e bio filtraggio nell’edilizia e nell’urbanistica tipo i muri verdi sui palazzi, verde verticale, imposti da i piani di edilizia e urbanistica delle città, le cosi dette Green City, si contano diversi esempi di strategie per inquinamento in città come Shangay, Thaywan, ma anche per singoli impianti industriali in Francia e Germania, la cosa che fa sorridere maggiormente e che gran parte di questi progetti sono stati presentati da Italiani.

Gli enti scientifici nazionali come il cnr da anni sono impegnati nello studio dell’applicazione del fitorimedio

http://www.bo.ibimet.cnr.it/

http://www.ibaf.cnr.it/phytoremediation/fitorimedio.pdf

sia per l’inquinamento dell’aria che della terra e dell’acqua, ma sembra proprio che più che vessare la cittadinanza con i blocchi del traffico, per la politica regionale non vi sia altro rimedio attuabile nel Lazio.

Le nostre conclusioni

le nostre certezze riguardo il Piano ci danno l’idea che effettivamente esista un buon Piano ma che esso sia ancora utilizzato solo come un corpo senza testa.

Come si spiega la responsabilità di tutti gli enti, in primis, della regione e a scendere, via via, tutti gli enti locali nel far finta per anni che il piano andasse a gonfie vele, che i complessi passaggi di incrocio dei dati fossero rispettati?

Lo scenario odierno infatti non restituisce l’idea che comuni e province siano intente a inviare relazioni tecniche alla regione e all’Arpa, nè tanto meno ci risulta che ci siano tecnici arpa all’opera per presentare un piano ogni anno più funzionale vista la mancanza della valutazione dei piani annuali dei Comuni.

Il Lazio una regione arretrata nella gestione della qualità dell’aria, pronta a chinarsi in maniera prona all’industria più inquinante e meno remunerativa, quella farmaceutica, meccanica, chimica, inerme di fronte ai dati, capace solo di bloccare senza la minima speranza di contrastare gli sbagli compiuti fin ora nei confronti dell’ambiente, un atteggiamento irritante che ancora una volta ci rende schiavi della volontà di qualcuno al quale per soldi siamo disposti ad obbedire.

Il piano non è in funzione.

le ultime notizie
le ultime notizie

Nonostante siano tutti gli interpreti delle norme dalla Regione, nei Comuni e nelle Province, è di qualche giorno addietro la presentazione del nuovo Piano aggiornato del 2016, in merito a questo tutto il gruppo, unito per la lotta al diritto alla vita salubre nella nostra Valle del Sacco vuole puntualizzare quanto segue:

  • il nuovo piano è stato presentato fuori dai termini, segno di un ulteriore ritardo della macchina amministrativa regionale della Giunta Zingaretti, la quale non ha nemmeno capito cosa si fa nelle emergenze di questo tipo. Questi amministratori negli ultimi 4 anni hanno lavorato contro le norme vigenti tanto da non capire che ogni atto regionale volto alla concessione per attività industriali doveva essere sottoposto alle risultanze dei monitoraggi compiuti al fine di gestire la qualità dell’aria nei Comuni in cui i superamenti risultavano al di sopra dei limiti concessi.
  • Nonostante il quadro preciso fornito dall’Arpa Lazio si è proceduto alla emanazione di troppe autorizzazioni per gli impianti ad alta emissione di sostanze nocive, nei luoghi  già colpiti dal problema della dissennata industrializzazione inquinante, come nel caso della Valle del Sacco, e contrariamente a qualsiasi valutazione logica si continua a lavorare con impianti non adeguati al problema di inquinamento aereo constatato ed accertato, senza aver mai tentato di arginare le emissioni nocive stesse.
  • La promessa di stanziamento per il finanziamento del Piano aggiornato risulta inutile in quanto per i monitoraggi la somma serve solo a mantenere lo standard attuativo passato; gli stanziamenti per la ricerca, di cui si parla nei comunicati stampa degli assessori e della giunta Zingaretti, appaiono solo come un miraggio.
  • ricordiamo all’Assessore preposto (nativo ciociaro) che si farebbe meglio a trovare i motivi del persistere del problema negli impianti industriali frusinati, così come si suggerisce il controllo dei passaggi mancati dei dati offerti dall’Arpa alla regione e dai Comuni all’Arpa.

 

Come si cambia ?

in libertà scriviamo una lista delle prime necessità da affrontare:

  1. Nonostante una interrogazione del m5s lazio ancora mancano risposte alle previsioni sanitarie del piano ma il registro tumori e lo stesso piano, prevedono una raccolta di dati aggiornati sulle malattie provocate dall’inquinamento oltre a quelle tumorali, l’attuazione completa delle norme in materia garantirebbe almeno un quadro preciso del territorio per approntare le giuste risorse (seguiranno altri report sulla questione) http://www.ciociariaterradeiveleni.it/comuni/frosinone/frosinone-triste-primato-nazionale-di-inquinamento-aereo-interrogata-la-regione-sui-dati-epidemiologici/
  2. serve l’attuazione in concerto degli enti con il rispetto dei tempi delle relazioni prescritte vanno ripristinati i collegamenti tra gli enti, i passaggi delle relazioni devono divenire a scadenza semestrale, almeno nei punti maggiormente inquinati
  3. va formato il personale comunale, aumentato il personale degli enti preposti, serve una maggiore attenzione al problema tra i tecnici comunali, provinciali e regionali che paghiamo
  4. la ricerca sulla conversione e sulla bonifica dei siti inquinanti deve essere affidata alle università del Lazio, in ogni territorio l’università più vicina, radicata sul territorio, dovrebbe avere l’onere di formare e studiare come cambiare lo sfruttamento del patrimonio ambientale, per nuove tecniche di mitigazione della qualità aerea anche al fine di dettare un nuovo modello economico apposito.
  5. gli impianti industriali dovranno essere limitati e controllati, come mai si fece prima, vista la persistenza dell’inquinamento, la politica dovrà responsabilizzarsi per non concedere più ampliamenti, bisognerà apprestare un ristoro ambientale più amplio possibile nei confronti dei cittadini esposti all’inquinamento della zona
  6. il Piano andrà controllato (è da poco stata diramata la notizia dell’indagine della procura frusinate sul mancato adempimento delle norme prescritte dal piano..) per non dover rispondere ad ulteriori infrazioni della comunità europee in materia di superamenti vietati
  7. rispettare il piano significa avere ogni anno nuove misure di contrasto da attuare, quindi impianti biologici vernici e muri capaci di limitare lo smog, etc…
  8. nessuna aia concessa nei territori esposti come Ceccano Frosinone Anagni Ferentino Cassino solo per fare cassa, ma progetti di green city al passo con i tempi.

La mentalità dei cittadini deve essere volta all’innovazione al risparmio e le industrie devono divenire a misura di uomo mentre ora appaiono prive di controllo e la produzione non obbedisce ad alcun principio se non a quello del semplice lucro, esse dovranno farsi carico del ristoro ambientale come mai prima si fece, dovranno fiorire la ricerca di cicli produttivi più ecologici di quelli odierni.

Molti altri spunti di riflessione dovranno essere ancora individuati e descritti ma per questo il gruppo ciociaria terra dei veleni chiede il vostro aiuto:

scriveteci tramite mail e messaggi su facebook o sul sito e dateci anche il vostro apporto, venite alle riunioni e parlateci come se fossimo tutti vicini di casa, la nostra grande casa nella valle del Sacco, solo cosi riusciremo a far crescere la coscienza popolare e la massa critica, solo con l’unione ed il lavoro potremo far fronte al nostro destino nella Valle.

Paolo Ruggeri

(ciociariaterradeiveleni2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

Comments 4

  • Buongiorno,analisi tecnico politica ineccepibile però avete tralasciato due aspetti fondamentali: il nostro territorio ( sono di Ferentino) è ancora legato ai sistemi tradizionali di riscaldamento che purtroppo vengono spesso utilizzati come piccoli termocombustori domestici con i quali smaltire rifiuti di vario genere,il fenomeno si è accentuato con la maggiore diffusione della differenziata così i cittadini pigri alleggeriscono il fardello di rifiuti da differenziare, parlo con cognizione di causa perché sono un agente del Corpo Forestale e di questi fenomeni ne verifico quotidianamente. Altro aspetto importante sono i controlli, facciamo un esempio a caso,quanti carrozzieri ci sono in provincia prendiamo questo numero e dividiamolo per il numero di quelle carrozzerie autorizzate alle emissioni,allo stesso modo si può fare per tutti le altre categorie e verosimilmente il quadro sarebbe allarmante, dico sarebbe perché non penso che nessuno abbia mai fatto qualcosa del genere o quantomeno non è stata fatta compiutamente. io penso che in una società dove i controlli sono rigidi ed uguali x tutti ogni cittadino, compreso gli imprenditori, è incentivato a stare in regola, i controlli purtroppo non ci sono,sono frammentari e le.competenze polverizzate tra mille enti che non dialogano tra di loro, questo governo oltre a chiudere il CFS x farlo confluire nei CC che notoriamente sono sempre vicini al governo sta introducendo l obbligo da parte delle strutture delle varie ffpp di informare il.superiore gerarchico di ogni attività di indagine proprio quei superiori( capitani, colonnelli e generali)che fanno sempre capolino dietro ad ogni potente di turno… Ovviamente io sono influenzato dalla sorte funesta che aspetta alla.mia divisa ma.credo che ai cittadini andrebbe spiegato anche questo…grazie

  • Pardon nel commento precedente ho insetito e ma il sbagliata

  • Buongiorno,analisi tecnico politica ineccepibile però avete tralasciato due aspetti fondamentali: il nostro territorio ( sono di Ferentino) è ancora legato ai sistemi tradizionali di riscaldamento che purtroppo vengono spesso utilizzati come piccoli termocombustori domestici con i quali smaltire rifiuti di vario genere,il fenomeno si è accentuato con la maggiore diffusione della differenziata così i cittadini pigri alleggeriscono il fardello di rifiuti da differenziare, parlo con cognizione di causa perché sono un agente del Corpo Forestale e di questi fenomeni ne verifico quotidianamente. Altro aspetto importante sono i controlli, facciamo un esempio a caso,quanti carrozzieri ci sono in provincia prendiamo questo numero e dividiamolo per il numero di quelle carrozzerie autorizzate alle emissioni,allo stesso modo si può fare per tutti le altre categorie e verosimilmente il quadro sarebbe allarmante, dico sarebbe perché non penso che nessuno abbia mai fatto qualcosa del genere o quantomeno non è stata fatta compiutamente. io penso che in una società dove i controlli sono rigidi ed uguali x tutti ogni cittadino, compreso gli imprenditori, è incentivato a stare in regola, i controlli purtroppo non ci sono,sono frammentari e le.competenze polverizzate tra mille enti che non dialogano tra di loro, questo governo oltre a chiudere il CFS x farlo confluire nei CC che notoriamente sono sempre vicini al governo sta introducendo l obbligo da parte delle strutture delle varie ffpp di informare il.superiore gerarchico di ogni attività di indagine proprio quei superiori( capitani, colonnelli e generali)che fanno sempre capolino dietro ad ogni potente di turno… Ovviamente io sono influenzato dalla sorte funesta che aspetta alla.mia divisa ma.credo che ai cittadini andrebbe spiegato anche questo…grazie

    • grazie del tuo commento, la tua testimonianza accresce i dubbi sulla capacità dell’organizzazione statale in questi casi di emergenza ambientale, ma noi cittadini abbiamo dalla nostra di poter dare un contributo fattivo alla soluzione del problema seguici e dai il tuo apporto denunciando e lavorando al fine di aumentare l’attenzione sul tema. Se sei interessato a seguire più da vicino il lavoro del gruppo ciociaria terra dei veleni sarai ben accetto come per tutti gli altri che vorranno accompagnarci in questo viaggio nella realtà ambientale della nostra terra.
      Contattaci alla mail ciociariaterradeiveleni@gmail.com per ogni dettaglio
      Grazie!
      (staf blog ciociariaterradeiveleni)

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