cenni di storia del Fiume Sacco

 

Dopo diverse considerazioni scambiate tra i membri del gruppo Good Morning Ciociaria tra le  nuove attività si è pensato fosse doveroso ricordare in qualche modo l’importanza della materia ambientale che riguarda i fiumi del nostro beneamato territorio ciociaro, in questo scritto proverò a delineare un ritratto del fiume Sacco che possa descriverlo per la sua importanza storica, per valutarlo dunque non solo per quanto è già oggi, ma quanto fu importante nel passato, con la finalità di suscitare nel lettore la voglia di tornare a pensare al fiume come bene essenziale della vita nella Valle.

E’ importante ricordare innanzitutto che il fiume della valle latina, una delle valli più importanti nella storia mondiale, se non fosse altro anche per la sua diretta correlazione di famiglie, genti e popolazioni con Roma, proprio dalla sua fondazione, è il Sacco, esso infatti è il più lungo tra Roma e Frosinone, in passato era chiamato Tolerus, e raccoglie a se tutti gli altri fiumi della valle.

Tale nome fu oggetto, nella letteratura storica, di lunghi e copiosi dibattiti in quanto essendo alcune importanti vicende della storia romana legate ad avvenimenti che si svolsero proprio lungo le sue sponde, riportate da molti autori latini, furono causa di errori di interpretazione linguistica ed etimologica, a causa delle tante riscritture e trascrizioni operate nei secoli passati, fino ad ora, tanto da farlo divenire trerus e confonderlo a volte, con qualche episodio storico legato ad altri luoghi.

Secondo quanto riporta la tesi più accreditata il fiume Tolerus nasceva dalle fonti perenni di Toleria, città di cui aveva preso il nome, e veniva poi accresciuto verso sud, grazie ai tanti affluenti che raccolgono lo scolo delle valli e dei costoni dei monti lepini ed ernici ai due lati della conca frusinate.

Toleria, città tra le più antiche del Lazio, fù travolta e distrutta per non esser mai più ricostruita, dall’esercito volsco guidato da Coriolano, quando il condottiero cominciò a marciare contro Roma con l’aiuto dei fortissimi guerrieri italici di cui roma ebbe molta paura.

L’antica città piccola ma ricca non fu mai più abitata e corrisponderebbe all’odierna Valmontone, venne citata da Dionisio, Plutarco e Plinio, città che aveva il nome di un fiume antico che funse a moltissime attività umane nei secoli.

La storia di questo fiume racconta le dispute tra gli agricoltori e allevatori dell’una e dell’altra sponda da Anagni a Ceccano, da Castro a Falvaterra, per poter attingerne e trarne i tanti benefici di irrigazione ai propri campi, oppure per poterne sfruttare la forza che faceva girare moli e mulini, o per gli abbeveratoi lungo la sua corsa, e nei punti in cui più si allarga soprattutto come confine naturale, ancora più a sud del suo corso, quando tracciava i confini tra stato pontificio e regno di Napoli.

Non possiamo nemmeno dimenticare che il fiume  alla confluenza con il Liri fece da scenario per la creazione di Fregellae e la sua rigogliosa crescita economica e la vide poi riversare il sangue dei tanti caduti per gli scontri tra volsci, sanniti e romani tutti intenti a prendere quei territori, già detti rigogliosi e prosperi.

Diversi ponti antichi e nuovi permettono il passaggio di cose e persone tra le due sponde e vicino ad essi anche qualche villa romana o castello, il caso del castello colonna tra Patrica e  Supino, che fu eretto su una collina tufacea ed un fossato ancora oggi visibile resta bellissima scoperta per chi non lo avesse mai veduto, esso infatti è carico di tutta la sua storia e simboleggia il passaggio storico delle architetture medievali sul fiume.

https://www.icastelli.it/it/lazio/frosinone/patrica/castello-colonna-di-patrica

Lungo il fiume scorreva la vita della valle e accanto al fiume la via latina vedeva il passaggio dei più grandi condottieri conosciuti nella storia e nella antica letteratura, ma oggi tutto questo sembra aver perduto importanza, e allora penso ad uno di noi, uno qualsiasi, proprio quando siamo all’estero e magari guardiamo la storia degli altri posti confrontandola con la nostra, ci rendiamo conto del fatto che ogni fiume è un patrimonio storico culturale che si cinge addosso al popolo che nei secoli lo vive.

Per noi il Sacco oggi sembra sia divenuto solo un problema, mentre esso è un tesoro che deve essere studiato e amato, ripulato dai rovi e dalle immondizie per tornare splendido e unico come era sempre stato prima degli ultimi 60 anni.

L’augurio che rivolgo al mio fiume è quello di tornare a splendere per quello che effettivamente è nei suoi kilometri di percorso, sono certo che resisterà fino a tornare a vivere amato nel suo popolo, ma per quello dovremo tutti rispettarlo e riuscirlo a immaginare bello come mai prima.

(P.R. meet up Cittadini Attivi Frosinone)

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