Dopo il servizio delle Iene, la corsa degli “antiallarmisti” della valle del sacco

Dopo il servizio delle Iene e centinaia di altre manifestazioni di cittadini degli ultimi 10 anni almeno, ancora si leggono sui quotidiani dichiarazioni contro chi genera allarmismo per la situazione ambientale della valle del sacco.

Vorremmo fosse chiaro che in questo momento più di 40 km di corso fluviale e centinaia di attività industriali rivierasche sono censite all’interno di un Sito di Interesse Nazionale di emergenza per inquinamento.

perimetrazione sin nov 2016

La verità è che nessuno è in grado di garantire la piena conoscenza della situazione ambientale sulle zone censite  all’interno del perimetro, i tempi delle attività amministrative italiane non sono così ristretti da immaginare che a breve vedrà la luce quell’atto finale auspicato dell’iter intrapreso per risolvere la situazione di emergenza del Sacco.

alcuni titoli anti allarmismo

In questo scenario , vi sono diversi interpreti, alcuni pensano che il problema dell’emergenza sia da gestire, intendendo attraverso l’uso dei soli mezzi di comunicazione rivolti al pubblico, imbastendo una serie di attività rivolte alla dimostrazione che l’inquinamento della nostra terra non è così grave come invece emerge nella sua realtà, tentando di gettare una vera cortina fumogena sugli scenari di degrado che invece restano sotto gli occhi di tutti.

Quello che duole è che si vuole far passare il Sacco come un fiume che non contraddistingue un ecosistema di grande portata, come invece succede, in realtà infatti,  il bacino fluviale è molto vasto in quanto si estende, già solo per il corso superficiale, anche nei sui canali e affluenti dei territori limitrofi, cartina alla mano il fiume rappresenta  la colonna dorsale della pianura che si  estende a sud di roma e le sue tantissime terminazioni nervose allargano il suo bacino fino ai monti, sapere che esso è inquinato corrisponde all’idea che tutta la popolazione a contatto ne è coinvolta.

 

Faremo chiaro l’esempio della città capoluogo per rendere un quadro che si basi su semplici deduzioni logiche, il centro storico si trova a meno di 6 kilometri dalla zona di via le lame, la stazione è a 3 km dal sacco, la zona industriale e commerciale asi si trova a meno di un kilometro, non vi sono barriere verdi di nessun tipo tra il centro e la zona industriale, in quella zona vivono ed operano migliaia di cittadini, i quali ogni giorno passano ore e minuti a brevi distanze da un fiume inquinato fino alle sue falde sotterranee da ogni sorta di liquame, una discarica da bonificare(Via Le Lame) da migliaia di tonnellate di rifiuti, una raffineria di oli lubrificanti in piena attività da oltre 40 anni, un ex sito militare incastonato nel bosco di faito, etc..

distanze approssimative ceccano

Nonostante questi fattori, è da aggiungere il pessimo livello della qualità aerea, del quale si è parlato spesso, generatosi, secondo tutti gli studi effettuati, proprio per la caratteristica conformazione morfologica del territorio frusinate, si è parlato di effetto cappa da conca ed in effetti il territorio  pianeggiante vicino al fiume, via via si innalza in un perimetro di montagne contrapposte, gli appennini e di converso i lepini, in questo territorio inoltre non vennero mai realizzate barriere verdi, prima difesa auspicabile di contenimento dalle emissioni del fondo pianeggiante industrializzato, finendo per dimenticare di arginare la dispersione aerea delle particelle inquinanti del fondo valle che attraverso la libera circolazione delle particelle sospese in aria raggiunge tutta la valle.

distanza approssimativa Frosinone

Dopo aver spiegato logicamente ed in maniera semplice lo stato attuale del centro capoluogo, proviamo a immaginare che lo stesso problema dell’abitato corrisponde a tutti gli altri centri urbani della valle, sul fiume infatti, la presenza umana è alta, sono centinaia di migliaia i cittadini laziali che vivono a ridosso delle sponde in situazioni emergenziali simili a quella di Frosinone, il caso delle città di Ceccano, Colleferro, Ceprano, città sviluppate a ridosso del fiume, conchiudono un enorme insieme di cittadini che raggiunge le centinaia di migliaia di unità, ma per tutto questo leggiamo che non si dovrebbe generare allarme?

zona di Ceprano

La portata dell’inquinamento della valle è immane, in termini di ricadute e di estensione territoriale e la soluzione inizia nel prenderne atto, alle associazione di settore va ricordato che in Italia, per legge, il fine statutario di ogni raggruppamento di cittadini, finanche quelli spontanei, non può essere in contrasto con le norme  ed i principi generali  dello stato ed in essi risiede il principio della valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale, non quello della proliferazione delle industrie ad alto impatto ambientale.

sin del territorio comunale Frosinone

Ne consegue cari lettori che la politica, gli enti e le associazioni di settore come nel caso di ministeri competenti, regione, provincia, comuni, enti provinciali di sviluppo industriale, associazioni del settore industriale, dovrebbero porre come priorità la questione dell’emergenza ambientale del sacco, e non ridurla ad una gatta da pelare, oggi serve parlarne per approfondire e studiare nuove soluzioni tese alla sensibilizzazione dei cittadini all’ambiente, insomma il contrario di quanto inteso fino ad oggi.

Si dovrebbe convenire tutti che ora è giunto il momento di parlare di queste tematiche, proprio per far cessare l’allarmismo, perché solo nel silenzio e nell’ignoranza dei problemi essi continuano a generare paure incondizionate e spropositate nell’animo umano.

L’approfondimento del problema ci renderà consapevoli e ci darà il modo di trovare soluzioni e sviluppo, ci porterà ad utilizzare nuovi metodi per rispettare l’ambiente di converso  il silenzio, l’incosapevolezza della situazione di fatto, ci porterebbe solo ulteriori rischi per la popolazione.

Questa valle può divenire un volano nella sua voglia di risanamento, la politica dovrebbe lavorare al fine di trasformare questo problema ambientale in una fonte di finanziamenti europei e statali per sperimentare e innovare avvalendosi delle convenzioni con il comparto scientifico accademico internazionale, ma lo scollamento amministrativo appare evidente infatti tra i vari soggetti interpreti pur di continuare a non fare nulla si perde tempo a tacitare coloro che vogliono approfondire per sviluppare le soluzioni partecipate che il mondo può offrire.
Paolo Ruggeri

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