​Colle Fagiolara, Colle Sughero, Castellaccio. Un tempo luoghi di campagna ridente, ora i loro nomi evocano spettri di tossicità

Colle Fagiolara, Colle Sughero, Castellaccio. Un tempo luoghi di campagna ridente, ora i loro
nomi evocano spettri di tossicità, malattia, morte. Discarica, inceneritori, impianti di trattamento
di rifiuti, posizionati strategicamente per garantire l’intero ciclo di lavorazione, nel cuore della Valle
del Sacco, proprio là dove l’inquinamento della valle stessa è partito. La storia dei tre siti è
comune alle tante storie d’Italia: e anche qui, pur se tardiva, è iniziata la protesta degli abitanti.
Eppure dura ormai da anni il rimpallo di responsabilità tra il comune di Roma, la regione Lazio e il
comune di Colleferro. Se da un lato c’è Roma capitale che in più occasioni tramite l’assessore
Montanari ha ribadito il NO all’utilizzo della discarica di Colle Fagiolara, dall’altro il comune di
Colleferro autorizza la rimozione dei tralicci dell’alta tensione per l’allargamento della discarica
stessa. Se da una parte c’è la regione Lazio con l’assessore all’ambiente Buschini che vorrebbe
far ripartire l’incenerimento dei rifiuti a Colleferro, in località Colle Sughero, dall’altro c’è sempre
Roma che non intende incenerire ma vuole convertire gli impianti in “fabbrica di materiali”, cosi
come previsto nel suo Piano Rifiuti. Dall’altro lato ancora, c’è Paliano e il suo sindaco Alfieri che
sul TMB di Castellaccio tace, fa finta di nulla. Tutte le operazioni e le manovre fatte fino ad ora
per le autorizzazioni e la ripartenza dell’impianto sono state e
ffettuate in gran segreto. Nel mezzo
del teatrino a dir poco vergognoso e totalmente irrispettoso della salute e dell’intelligenza, restano
i cittadini dei comuni di questa parte della Valle del Sacco. E’ evidente l’ambiguità di certa
politica. Sarebbe doveroso da parte dei sindaci del comprensorio, di fede PD, farci capire con
chiarezza da che parte stanno, se dalla parte della convenienza regionale o dalla parte dei
cittadini, ma aspettarsi una linea di condotta coerente da questi politici è utopia.


L’informazione che arriva ai cittadini è discontinua, e passa da sensazionalismi giornalistici su
riaperture di discarica, a tranquillizzanti e soporiferi comunicati dell’assessore regionale o dei
sindaci interessati, volti a sedare almeno il 51% dell’elettorato.
Colle Fagiolara chiuderà nel 2019: questo è stato lo slogan politico dei sindaci ora in carica.
La Regione però ad aprile scorso ha autorizzato l’apertura di Colle Fagiolara fino al 2022. Protesta
dei cittadini, rivolta sui social, delusione verso i sindaci bugiardelli. Risposta dei sindaci:
l’apertura fino al 2022 è necessaria per le operazioni di post-mortem , confermiamo che la
discarica chiuderà nel 2019.
Qual è la verità? Per il momento dobbiamo tenerci le due montagne di rifiuti sopraelevate di altri 7
metri, e aspettare.


E tenere gli occhi bene aperti, e vigilare.


Perché è chiaro che a fidarci di questa politica abbiamo fatto un grosso errore.


Colle Fagiolara 

Gerardo Di Santo 

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